I ritratti
I ritratti sono un breve racconto di chi siamo, quali sono le nostre attitudini, cosa abbiamo fatto in Silent Salento e come abbiamo vissuto questo viaggio.

DIREZIONE ARTISTICA
All’interno di un progetto collettivo di comunicazione, complesso come quello di Silent Salento, il ruolo della direzione artistica è quello di fare da “collante” per il lavoro del gruppo.
La direzione artistica dev’essere in grado di trasformare i contenuti (backstage, caroselli, reels e testi) in una sorta di architettura navigabile, mantenendo una visione d’insieme che permetta al progetto di evolvere senza smarrire i propri obiettivi di posizionamento.
Alessandro Piccione e l’arte della direzione artistica
Alessandro ha la battuta pronta e una certa dose di umorismo, peculiarità che gli è servita per cimentarsi in qualità di animatore nei villaggi turistici. Ama gli sport acquatici, non ha preferenze musicali di sorta e appena può raggiunge le sue mete, sia lavorative che ludiche, prediligendo lo spostamento in Van.
Ha una formazione in comunicazione, ed è estremamente ricettivo e ordinato, ottima caratteristica che lo rende perfetto per la mansione che ricopre. Insieme a Giuseppe si occupa della “costruzione” del sito e del posizionamento dei contenuti affinché il messaggio risulti chiaro, esaustivo ed efficace.
«Sin dalla nascita di Silent Salento, ho subito capito di voler far parte della direzione artistica, non solo per la mia formazione pregressa, ma anche per avere una “visione dall’alto” dell’intero progetto, per affinare le strategie e acquisire nuove competenze da chi nel settore della rivalutazione dei “beni”, ha più esperienza di me. Perché anche se lavoro nel campo della comunicazione digitale da ben cinque anni, la mia esperienza è di tipo commerciale e sportivo.
Mi ritengo un professionista orientato all’aggiornamento costante, impegnato nell’upskilling continuo per integrare le tecnologie più avanzate. La visione che vogliamo dare del Salento e delle persone che lo caratterizzano – narrando di un territorio lontano dai luoghi di tendenza e dal sovraffollamento estivo – mi affascina molto perché affine al mio modo di essere.»
GRAFICA
La grafica in un progetto non è semplicemente “decorazione”, ma una disciplina tecnica creativa che traduce concetti, informazioni e messaggi in una forma visiva chiara, funzionale e accattivante. Essa funge da ponte tra l’idea e il destinatario, rendendo il contenuto facilmente fruibile.
Luca Invidia e l’identità visiva
Luca è un professionista creativo e appassionato che lavora come freelance nel campo del graphic design. È un appassionato di cinema, ama le tradizioni della sua terra, che sono in grado di trasmettergli leggerezza e identificazione, ama osservare e parlare con la gente, è alla ricerca costante dello “spessore” delle cose – in quanto vive di profondità d’animo – gioca a basket e segue il calcio.
“Sono Luca Invidia. Sono un grafico e vivo quasi costantemente di fronte al computer. Mi reputo in grado di produrre risultati d’impatto per il soddisfacimento delle esigenze dei miei clienti. Ho già avuto esperienze di lavoro in team, in particolar modo nel campo della gestione delle pagine social e dei servizi fotografici. Per Silent Salento mi sono occupato della progettazione del logo e dello sviluppo dell’intera identità visiva del brand. Ho lavorato alla definizione degli elementi grafici principali (palette cromatica, stile visivo e linguaggio grafico) con l’obiettivo di “costruire” un’immagine coordinata, riconoscibile e coerente.
Per Silent Salento ho anche creato post di comunicazione tra sito e canale Instagram, ho progettato dei gadget, ho curato l’editing delle immagini – realizzate dai miei compagni del reparto fotografia – mantenendo l’identità cromatica unitaria. Per me Silent Salento è uno spazio di riflessione, una pausa silenziosa in un mondo assordante che quasi obbliga ad accelerare costantemente nel frastuono che ci circonda.”
RIPRESE
Le riprese non sono soltanto l’atto di accendere la telecamera, ma rappresentano il cuore pulsante di un progetto audiovisivo: è il momento in cui l’idea astratta diventa materia visiva.
La scelta del tipo di inquadratura è fondamentale, perché il punto prospettico, o decidere cosa includere o escludere dal frame, guida l’attenzione dello spettatore e crea gerarchie di importanza, mentre la scelta della luce, del colore e dei movimento di macchina, comunicano lo stato d’animo dei “personaggi”.
Senza contare che alcuni errori – come ad esempio un fuori fuoco, una distorsione audio, o un’esposizione sbagliata, sono spesso irreparabili o estremamente costosi da sistemare.
Giulio e il suo rapporto con la creatività
Giulio è nato a Lecce, ha frequentato l’istituto tecnico-aziendale della sua stessa città, e da sempre è appassionato di montaggio. Da piccolo registrava le recite scolastiche, le montava e masterizzava su CD, per poi vendere il prodotto finito ai suoi compagni.
È intuitivo e apprende con facilità, tant’è che approccia a nuovi software con estrema facilità. Ama il cinema e… cerca sempre di rimanere aggiornato sulle nuove tecnologie.
“Sono un ragazzo, che dopo aver conseguito il diploma delle superiori, ha continuato a lavorare come videomaker freelance. Per affinare la mia tecnica e la composizione artistica, ho deciso di continuare il percorso di istruzione seguendo un corso biennale di digital storytelling.
E così eccomi qui, a parlare di questo progetto. Silent Salento nasce dalla volontà di tutti quanti noi di raccontare un territorio permeato dalla lentezza del momento, non patinato e non messo in vetrina.
Il mio ruolo è stato quello di realizzare le riprese, montare i reel ufficiali, e in questo lavoro sono stato affiancato da Alessandro Barone, Gianluca e Daniele.
Anche questa volta ho cercato angolazioni inusuali e visioni narrative personali pur perseguendo il tema principale, e cioè il Silenzio, volano principale e nominativo del progetto. Per me Silent Salento è stato un modo efficace per raccontare il territorio a un pubblico sempre più distratto dalla velocità delle cose.”
Alessandro e la bellezza della condivisione
Alessandro Barone è nato a Lecce e dopo il diploma scientifico ha studiato grafica all’accademia, approfondendo il mondo delle animazioni, sia in 2D sia in 3D. Non ha particolari hobby, ma gli piacerebbe imparare a produrre musica.
“Mi chiamo Alessandro e nel progetto Silent Salento ho lavorato con diversi componenti del team, sia come supporto al montaggio ufficiale sia per il backstage, occupandomi anche della post- produzione fotografica.
Parallelamente ho aiutato Luca, riguardo alla definizione dell’identità visiva del progetto, contribuendo alla “costruzione” dell’immagine e dello stile che lo caratterizza. Durante ogni fase lavorativa di campo, ho cercato di cogliere non soltanto i momenti operativi, ma anche l’atmosfera – creatasi di volta in volta – tra i membri del gruppo. È molto bello respirare aria di collaborazione, confronto e condivisione.
Per me Silent Salento ha rappresentato un’occasione di crescita, sia personale sia collettiva: un’esperienza che mi ha permesso di imparare a lavorare insieme agli altri, condividendo idee e sproni per un obiettivo comune.”
Daniele e i particolari
Daniele Castellano è di Zollino, un piccolo paese dell’entroterra salentino. Ha frequentato l’istituto tecnico superiore “Enrico Fermi” di Lecce, e sta continuando il percorso d’istruzione al corso biennale ITS di digital storytelling.
Ama giocare a pallavolo, stare a spasso con gli amici, e guidare per stradine sperdute con la musica a tutto volume.
“Sono Daniele e sono un corsista ITS. Nel progetto denominato Silent Salento ho fatto parte del gruppo di riprese insieme a Giulio e Gianluca. Il nostro compito è stato quello di documentare il lavoro svolto dagli artisti che abbiamo incontrato durante i nostri sopralluoghi, mantenendo l’intento di restituire naturalezza e autenticità.
E sempre in maniera naturale ci siamo divisi i compiti. Giulio si è occupato delle inquadrature ampie e a tutto tondo, mentre io e Gianluca dei dettagli, con la volontà di catturare particolari, espressioni e piccoli gesti, spesso invisibili a uno sguardo più distante.
Questo progetto mi ha permesso di fermarmi e “vivere” un territorio, che il più delle volte viene “ascoltato” con troppa superficialità.”
Gianluca e la sensibilità percettiva
Gianluca è un abitante di Cavallino ed è un perito informatico con una grande passione per il montaggio video, e per tutto ciò che in generale, è legato al mondo del Web.
Ama molto leggere, pratica il callisthenics – una serie di discipline sportive che utilizzano il peso del corpo come resistenza per sviluppare l’armonia fisica – e appena gli avanza tempo, si dedica al montaggio.
“Nel progetto corale mi sono occupato di riprese video e montaggio. Ho perseguito l’obiettivo di catturare i momenti più significativi, cercando un “racconto” chiaro, ma coinvolgente.
Silent Salento mi ha permesso di unire la passione per la tecnologia all’arte del montaggio, la quale racchiude infiniti modi di raccontare la stessa storia, modi e scelte dettate dalla sensibilità artistica di ognuno di noi.
Questo progetto mi ha permesso di capire come ogni più piccolo dettaglio faccia la differenza, e ha contribuito ad affinare la mia tecnica. Inoltre mi ha fatto riflettere sull’importanza di fermarsi ad osservare, per prendersi una pausa dalla vita frenetica, e cogliere l’essenza delle cose.”
FOTOGRAFIA
La scoperta della fotografia ha cambiato per sempre il modo di raccontare la realtà che ci circonda, conferendo alle immagini, il potere di raccontare la luce.
La fotografia è un linguaggio universale che non ha bisogno di traduttori. Chi guarda ha la possibilità di cogliere la sensibilità del fotografo rispetto a un determinato momento, può godere di un paesaggio lontano, che magari non avrà mai la possibilità di vedere in un modo diverso, può diventare a sua volta, parte della cronaca collettiva espressa ad ogni scatto. In questo prosieguo vi voglio presentare alcuni dei fautori di questa “scrittura”.
Vanessa: antologia visiva
Vanessa è una giovane donna che si districa tra figli e nuovi orizzonti professionali. È siciliana, ma vive in Salento da ormai dieci anni.
Ha trovato il suo equilibrio e la nostalgia per la sua terra viene colmata dal mare salentino e dai suoi nuovi amici. Ha frequentato il liceo artistico, da buona siciliana ama la buona cucina ed è una fotografa.
“La mia formazione fotografica risale a nove anni fa, quando iniziai a fare dei corsi di fotografia per lavorare nel settore dei matrimoni. Ma questa declinazione non mi soddisfaceva, e quando sono venuta in contatto con la realtà dell’ITS ho deciso di farne parte: volevo e voglio essere pronta ad accogliere nuove occasioni di lavoro.
Il mio ruolo nel progetto, denominato Silent Salento, è quello di raccontare attraverso lo scatto, i luoghi che abbiamo visitato, servendoci di una lente comune, senza però tuttavia, tralasciare la nostra personale sensibilità artistica. Insieme al mio team abbiamo cercato di comunicare l’essenza di questo racconto, attraversando il tema conducente di cui è intriso: il silenzio.
Questo perché, ci siamo posti l’obiettivo di restituire un’esperienza visiva che invita a fermarsi, osservare e ascoltare davvero. In particolare, mi sono occupata di selezionare gli scatti più significativi e proporle al resto dello staff, per decidere, quali fossero i migliori ad esplicitare la nostra visione.”
Simona: la tecnica al servizio del racconto
Simona è una donna e una mamma che adora scrivere per immagini, ama la storia dell’arte ed è laureata in archeologia, ma il suo più grande sogno è di trovare la sua identità visiva per fare della sua passione una professione, passione che insegue dal lontano 2010, quando immortalava il barocco del Salento, trasferito ai palazzi, con una Canon compatta.
Ama leggere i libri di fantascienza e di letteratura per ragazzi, e non disdegna i film di genere thriller.
“Mi chiamo Simona Lenti e faccio parte del reparto fotografia formatosi nell’ambito del progetto di comunicazione e valorizzazione del territorio salentino.
Il mio ruolo in Silent Salento è quello di dare vita a un racconto fatto di immagini, scattando con la mia Reflex, inquadrature larghe per contestualizzare ambienti e artisti connessi ad essi, piani medi per riprendere la fase creativa e dinamica di qualsivoglia attività, e dettagli per enfatizzare l’identità di luoghi e persone, creando contrasti di luce e ombre.
Silent Salento mi ha dato la possibilità di conoscere quella parte di territorio a me e ai più sconosciuta, e mi ha concesso la calma necessaria per celebrare la bellezza intrinseca delle cose, quella bellezza che scaturisce lontano dallo stress, dal caos e dagli stereotipi.”
Anna e la scoperta
Anna si è trasferita a Lecce da Francavilla Fontana da ormai dieci anni. Si è laureata in scienze della comunicazione e sta continuando il suo percorso di apprendimento attraverso il corso di digital storytelling di cui tutti noi facciamo parte.
Le piacciono i cani, viaggiare, fare yoga, il cinema e la natura in generale.
“Mi piace tutto ciò che ha a che fare con il mondo dell’audiovisivo e tutto ciò che è connesso al mondo del cinema in qualità di addetta ai lavori. Durante il corso mi sono resa conto di apprezzare particolarmente la fotografia perché mi ha insegnato a fermarmi, a isolarmi dal rumore che ci circonda e a cogliere quei dettagli che spesso passano inosservati.
Mi sono avvicinata a questo percorso da neofita, col desiderio di costruire, passo dopo passo, un punto di vista personale. All’interno del progetto, più che limitarmi a documentare, ho cercato di osservare e “ascoltare” i luoghi che abbiamo visitato, tenendo a mente di dover entrare in una dimensione più lenta e consapevole.
Le esperienze vissute, come l’incontro con Renzo Buttazzo, la visita a casa Comi e al parco dei Giganti, mi hanno aiutato a comprendere quanto ogni spazio custodisca una storia, che non è immediata, ma scaturisce dall’ascolto e dall’attenzione.
Ho capito che ogni luogo, se “vissuto” davvero, è capace di suggerire qualcosa di più grande a ciò che può apparire a primo impatto. Per me Silent Salento è stato proprio questo: un invito a rallentare, ad ascoltare e a riscoprire il valore delle cose semplici, lasciando che siano i luoghi a parlare e lo sguardo a trasformarsi.”
Georgiy e il cambio di prospettiva
Georgly è un ragazzo ucraino, ma salentino d’adozione. Ha studiato servizi culturali, ha una passione smodata per il basket, ama gli animali e andare in palestra. Da grande vorrebbe diventare un fotografo naturalista.
“Per me Silent Salento non è soltanto un progetto didattico, ma è anche un cambio di prospettiva. Tutti vengono in Salento per godere del sole, del mare, e dei posti pubblicizzati: le nostre spiagge sono definite le Maldive del Salento per le acque cristalline e la sabbia finissima. I nostri lidi sono spesso meta di turismo selvaggio.
Ma il Salento non è soltanto caos e baldoria, è soprattutto un territorio dalle tradizioni secolari e dai mestieri antichi che ancora oggi sopravvivono. Sono contento di far parte di quel “noi” alla ricerca di quella magia che rimane anche quando la musica si spegne. Silent Salento fa proprio questo: fa conoscere il territorio dei dettagli, come quando il sole riverbera i suoi raggi sulla pietra Leccese alle due del pomeriggio o i muretti di pietra a secco percorrono salite e discese prima di giungere al mare.
Come fotografo ho cercato di cogliere l’essenza del momento, facendo attenzione soprattutto alle minuzie, questo perché vorrei fare innamorare di quel Salento che non urla per farsi notare, ma che ti “resta dentro”, proprio perché sa rimanere in silenzio.”
SUONI
In un progetto audiovisivo, il sonoro è molto importante perché in grado di restituire la suggestione adatta al contesto. Potenzia lo storytelling creando l’atmosfera, crea tensione o realismo, e in un progetto come il nostro, legato alla promozione territoriale, definisce l’identità sonora di un brand.
Anche i rumori ambientali anticipano le emozioni, definiscono spazialità e rendono credibile la storia. Così come la voce umana è uno strumento potente per la narrazione, il sound branding utilizza jingle e suoni per creare un legame inconscio e memorabile con il marchio.
In Silent Salento questi aspetti sono stati curati da Simone e Fabrizio.
Simone Marciano: il musicista del gruppo
Simone è un ragazzo di Alezio che da sempre, ha avuto un forte interesse per la musica. Dopo aver studiato in un liceo musicale, ha dunque continuato i suoi studi al conservatorio. Ha anche iniziato a produrre musica ed applicare effetti di sound design. Gli piace l’arte in generale e non disdegna i videogiochi.
“Il mio compito durante il progetto è stato quello di curare la parte sonora, relativa ai reels ufficiali, cercando sempre di risultare originale e pertinente. Mi sono affidato non solo al mio gusto personale, ma ho cercato di restituire l’essenza dei luoghi visitati, ascoltando ciò che avevano da “dire”.
Per me Silent Salento è un momento di calma riflessiva in un mondo sempre più caotico.”
TESTI
Gli architetti delle parole
In ogni progetto di comunicazione esistono figure chiave che si occupano dei testi. Persone che garantiscono che ogni parola sia funzionale, coerente e capace di catturare l’attenzione. Non è facile ricoprire questi ruoli, bisogna creare contenuti che tengano alta l’attenzione perché coinvolgenti.
Per questo è molto importante scegliere il lessico adatto allo scopo, oltre che la struttura e lo stile. Bisogna essere meticolosi nella scelta dei dettagli, avere capacità di sintesi, e soprattutto, avere quell’ empatia che fa da “ponte” tra i creativi e il target di riferimento.
Veronica, un’abile storyteller
Veronica è una giovane donna dai molteplici interessi. Ama viaggiare, andare a teatro, visitare musei e biblioteche, è un’attrice e un’abile storyteller.
È una digital project manager, una persona in grado di pianificare, eseguire e monitorare il lavoro di gruppo col giusto approccio: chiudere ogni progetto assicurando il rispetto dei tempi, del budget e della qualità.
«Il mio legame con la bellezza è di tipo genetico, dovuto all’imprinting donatomi da una città come Firenze, la quale mi ha insegnato fin da piccola a respirare l’arte di cui è impregnata in ogni suo angolo. Tuttavia, è nel cuore del Salento che ho deciso di declinare questa sensibilità.
Da cinque anni mi occupo di storytelling. Ho affinato la tecnica attraverso percorsi di scrittura creativa. A questa anima narrativa unisco una solida visione strategica, maturata grazie alla mia formazione manageriale.
Il mio approccio a Silent Salento è quindi un equilibrio tra emozione e metodo: riscoprire percorsi inconsueti, valorizzare luoghi e persone, trasformare la realtà che ci circonda in un’esperienza curata in ogni dettaglio comunicativo e organizzativo.
Per me Silent Salento non è soltanto un progetto: è un manifesto di resistenza alla frenesia, un invito a praticare un turismo lento come forma di rispetto verso la terra e la sua storia.»
Giuseppe e la bellezza dell’ascolto
Giuseppe è un bibliotecario e un operatore culturale, un lavoro quest’ultimo, che ha a che fare con la condivisione dei saperi e delle storie. Un’attività che fa del confronto interpersonale il suo cuore pulsante, e, come a lui piace pensare, in cui emerge, talvolta solo in filigrana, il senso del “noi”, dell’appartenenza a un’umanità vasta, un’umanità che ci ha preceduto, che ci circonda, e che attende di essere protagonista.
In questo progetto, oltre che ad occuparsi dello sviluppo del blog, si occupa anche dei testi.
«Nel corso degli anni mi si è chiarito sempre di più, l’interesse per le storie altrui. Ho dato spazio all’attitudine all’ascolto, cercando in ogni racconto uno sguardo unico, speciale, e universale allo stesso tempo. Raccogliere, diffondere e valorizzare pezzi di vita, continua a essere una propensione che ritengo giusta e necessaria.
Ma di storie ce ne sono tante. Cosa, come e perché raccontarle? Un interrogativo complesso cui prova a rispondere il gruppo della direzione artistica del progetto Silent Salento, di cui faccio parte. Un’operazione di regia che necessita di una visione chiara e il più netta possibile, che però deve restare aperta a piccoli aggiustamenti e ricalibrature, essere accogliente verso nuove idee, sguardi, e proposte del gruppo di lavoro.
Nello specifico mi occupo della realizzazione di parte dei testi dei contenuti, e della creazione e gestione del sito in cui saranno raccolte le produzioni dei colleghi. Un contenitore proposto e voluto per dare lo spazio necessario a un racconto, più disteso e ad ampio “respiro”, di questa esperienza d’insieme.
Un viaggio – che ha il ritmo del nostro sentire – alla scoperta delle vite nelle piazze e di quelle nascoste dietro le porte, delle suggestioni di terre e pietre mute e narranti, di paesaggi vibranti che non sono mai fermi. Immagini e suoni che non hanno parole. Sta a noi trovarle quando servono, perché talvolta, reclamano il silenzio per risuonare: dentro e fuori.»
Enrico e l’amore per il racconto
Enrico è un ragazzo poliedrico: adora il cinema, l’ heavy metal, i fumetti, il wrestling. È un attore teatrale, ma ambisce alla professione di doppiatore. Ha già avuto esperienze nell’ambito come comparsa, reading, cortometraggio e registrazione di podcast.
Si è laureato in lingue e letterature straniere all’università del Salento. Attualmente, oltre all’ITS, frequenta un corso per il conseguimento di un master con indirizzo: didattica del teatro. All’interno di questo progetto si occupa dei testi.
«Ciò che è iniziato come un dovere in qualità di studente del corso di Digital Storytelling di Lecce, è divenuto qualcosa di più: quel dovere si è trasformato in un bisogno. Il bisogno di riscoprire le bellezze e la cultura del Salento.
Tutto è sempre stato sotto ai miei occhi, ma il mio sguardo, fisico e mentale, fino a poco tempo fa non gli aveva dato la giusta importanza. Ora, con il progetto in corso, l’occasione c’è, e non intendo farmela sfuggire. Il mio ruolo è presto detto: trasmettere con le parole, le visioni, le immagini e le emozioni generate e percepite dal gruppo.
Sono stato io stesso a chiedere di poter essere inserito nel reparto “testi”, in quanto convinto che scrivere, sia la cosa che mi riesce al meglio, anche perché amo raccontare. Considero la narrazione come la matrice delle arti, perché non si narra soltanto scrivendo o parlando, ma anche attraverso sussurri, aliti di vento e qualsiasi tipo di immagine.
Per me Silent Salento è la possibilità di fare una delle cose che amo: tramandare la storia della mia terra e del suo popolo.»
BACKSTAGE
Il backstage non è soltanto un “dietro le quinte” tecnico, ma in un progetto di comunicazione audio-visivo, diventa un vero e proprio dispositivo narrativo.
Mostrare ciò che si fa per ottenere il risultato che ci si è prefissati, aiuta a rendere il contenuto più umano, trasparente e accessibile. Il backstage cattura l’imprevisto, l’errore o il momento di una scoperta: Anticipa il mood e il tema scelto, e il più delle volte genera curiosità.
Insomma, tutti quegli elementi che suscitano empatia e coinvolgimento emotivo e predispongono lo spettatore a un ”percorso condiviso”, dove chi “guarda”, sente di partecipare alla scoperta insieme all’autore.
L’aspirante regista: Desirée
Desirée è diplomata al liceo artistico ad indirizzo audiovisivo e multimediale. Il percorso le ha permesso di sviluppare competenze nel linguaggio audiovisivo e nell’uso di software come Photoshop, Premiere e Lightroom.
Ultimamente si è appassionata alla regia e non disdegnerebbe, in futuro, diventare regista.
“Sono una ragazza di vent’anni, iscritta al secondo anno del corso ITS di digital storytelling di Lecce. Mantengo la barra dritta riguardo al perseguimento di quelle che sono le mie passioni, e contemporaneamente, lavoro come cameriera, esperienza che mi ha permesso di sviluppare responsabilità e capacità di rapportarmi in team.
In questo progetto mi sono occupata del backstage, insieme a Carlo e a Jason. Non mi sono soltanto premurata di “catturare” i momenti operativi, ma anche di dare spazio al movimento al di fuori della posa, mettendo in luce in questo modo, la spontaneità del soggetto.
All’inizio non è stato semplice per me approcciarmi al concetto di Silent Salento, perché prima, ero abituata a osservare la realtà da una prospettiva esterna e non interiore. Con il tempo, però, questo progetto mi ha permesso di cambiare sguardo e di cogliere un lato più intimo e autentico dell’esperienza.
Per me Silent Salento è diventato un invito a rallentare e a ritagliarsi uno spazio di libertà in una quotidianità sempre più frenetica.”
Carlo: ponderazione e riflessione
Subito dopo il conseguimento del diploma in informatica ha iniziato a sviluppare un forte interesse per il mondo dei social media. Nel tempo libero fa l’attore amatoriale di teatro. Gli piace l’arte e tutto ciò che è nerd, come manga, anime, giochi da tavolo e videogiochi.
“Sono Carlo e insieme ad altri miei due compagni mi occupo del backstage del progetto audiovisivo denominato Silent Salento. Abbiamo optato per un nome anglofono per dare un senso di internazionalità al progetto e per includere ogni tipo di “viaggiatore”.
La mia premura, e quella dei miei compagni di backstage, non è soltanto quella di documentare il lavoro svolto dai vari gruppi formatisi per meglio restituire l’essenza del progetto, ma anche quella di conservare, in maniera permanente, il ricordo delle visite e della preparazione dei contenuti.
Nella ripresa dei “momenti salienti” cerco di cogliere lo sguardo impegnato e determinato dei miei compagni mentre catturano l’essenza dei luoghi visitati. Per quanto mi riguarda questo progetto è la libertà di potersi concedere una pausa in una vita sempre più frenetica.”
Jason: la sua nuova visione
“Mi chiamo Jason Pasanisi, mi piacciono i cartoni animati e i fumetti giapponesi, il mondo dello spettacolo, e in generale, tutto ciò che fa parte del mondo audiovisivo. Mi sono diplomato all’istituto alberghiero in enogastronomia per poi rendermi conto che quel “sentiero” non era il mio, perciò, eccomi qua.
Insieme al resto dei corsisti mi occupo del progetto Silent Salento, denominato così perché ha come filo conduttore il tema del silenzio. Insieme a Carlo e a Desirée sono addetto alla narrazione del “dietro alle quinte”. Sono molto attento a cogliere i dettagli, le sfumature suggestive, e tutto ciò che deve essere mostrato come fase preparatoria alla realizzazione di ogni sopralluogo e le persone che ne fanno parte, compresi noi medesimi.
Oltre a rendere partecipe coloro che ci scopriranno dell’intesa con cui approcciamo alla nostra terra, mi piace fare capire di come ci stiamo divertendo a prenderci cura di questo progetto. Per me Silent Salento serve a far scoprire il territorio nella sua autenticità.”
OUTSIDER DEL BACKSTAGE
Ilaria – Illustrazioni
“Mi chiamo Ilaria Schiavano e partecipo, insieme al resto dei miei compagni corsisti, al progetto di comunicazione e promozione del territorio denominato Silent Salento.
Il mio compito è quello di realizzare un backstage illustrativo: non è un vero e proprio storyboard, ma piuttosto, un arricchimento narrativo dei punti cardine di ogni sopralluogo e incontro con le persone.
L’esigenza nasce dalla volontà di ampliare la narrazione e rispettare uno dei punti fermi di questo progetto: raccontare il territorio in maniera vera e non patinata, con i giusti tempi e spazi, facendo sempre attenzione a rispettare l’identità visiva, attraverso l’uso del colore scelto per la palette, che si rifà ai colori del territorio salentino.
Lavoro con un supporto cartaceo, e produco disegni che solo in seguito saranno digitalizzati. Ho deciso di utilizzare l’acquerello come base di partenza, in maniera tale da lavorare per sottrazione. Dietro ogni mia tavola c’è l’intento di togliere l’eccesso per lasciare soltanto l’essenziale, quell’impronta che rimane quando la carta si è asciugata dall’acqua con cui è stata pennellata, e che a questo punto diviene essenza.
La delicatezza dell’immagine conferisce la giusta atmosfera e si sposa con il filo conduttore del progetto: il Silenzio. Se dovessi racchiudere in una frase che cos’è per me Silent Salento, direi che è una pausa dalla frenesia di tutti i giorni.“
Concettina – Metaracconto
“Sono Giaimo Concettina, una scrittrice e una delle voci narranti del progetto. Del gruppo dei corsisti sono la più grande, e poiché la mia peculiarità è quella di riuscire ad esprimermi al meglio attraverso le parole, è stato deciso che mi occupassi del meta-racconto.
In sostanza uso parole, metafore e allegorie, per descrivere genesi e sviluppo del progetto corale denominato Silent Salento. Non è stato facile per me “mettermi a servizio” del collettivo, perché non ero stata abituata, prima di adesso, a raccontare una storia cogliendo sfumature e significati, attraverso l’osservazione di immagini e persone.
L’impronta individualista, focalizzata sulla percezione del singolo e sull’autonomia del punto di vista, agiva da filtro restrittivo, impedendomi di abbracciare quella visione d’insieme necessaria a tessere un meta-racconto.
Diventare professionisti della comunicazione è anche questo: cedere il controllo della narrazione. È ancora sforzo per me ragionare in questa maniera, ma l’esperienza e la supervisione dei professori che ci sono stati affiancati, mi sta aiutando moltissimo.
Per quanto mi riguarda questo progetto non è soltanto una promozione del territorio, ma anche la possibilità di fermarmi e prendermi una pausa dalla frenesia dei tempi moderni e riappropriarmi del mio ritmo, quello che esisteva quando non dovevi essere a tutti i costi performante in molteplici settori, quando era più importante vivere e godersi la semplicità di essere sé stessi, e non a tutti i costi una specie di supereroe, condizione necessaria per essere preso in considerazione nella società di oggi.“
