La casa-laboratorio di Renzo Buttazzo immersa nella campagna della periferia leccese, è un luogo segreto, in cui il silenzio accompagna. Accompagna i passi, accompagna le parole, accompagna la materia. Il silenzio accompagna il momento della creazione di ogni artista, e qui sembra precederlo, come se fosse già lì ad aspettare.

L’artista e designer salentino Renzo Buttazzo, si è posto in una posizione di rifiuto totale nei confronti di una cultura puramente accademica, arcaica e conservatrice, in nome di una libertà espressiva pura e incontaminata. 

Non appena varcato il portone, lo spazio si apre in un sentiero dipanato tra una distesa d’erba, una continuità inframmezzata da alberi di mandarini, limoni, materiali da essere  assemblati e dalle creazioni. Non c’è un ordine espositivo, non c’è un percorso imposto. C’è piuttosto una coabitazione: natura, attesa, forma.

È nel momento in cui Renzo Buttazzo inizia a parlare che tutto si ricompone. Racconta la filosofia che sta alla base delle sculture in pietra leccese con una voce che non spiega, ma trattiene. La filosofia che muove le sue mani quando crea passa prima dalle parole, poi dal gesto, poi dal silenzio che segue. Come se ogni passaggio avesse bisogno di tempo per depositarsi.

Le opere che ne nascono non chiedono di essere capite subito. Chiedono presenza. Chiedono uno sguardo che accetti di rallentare, di restare.

Renso Buttazzo insegna che la pietra, in particolare quella leccese, ci sembra solo dura se ci fermiamo alle apparenze, ma sotto l’influenza della nostra energia rivela la propria morbidezza, il suo essere disposta a trasformarsi in opera

Si lascia casa Buttazzo con la sensazione di aver fatto un incontro raro. E se è vero che le persone fanno parte di un territorio come capitale umano, è altrettanto vero che qui sembrano incastonate in esso. Non sopra il paesaggio, non a margine, ma dentro. Come se non potessero essere altrove.